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Situazione del mercato del lavoro in Italia

Il Rapporto Annuale 2024 dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) mette in evidenza:

  • La crescita dei salari è stata modesta nell'ultimo decennio, con una riduzione dei salari reali a causa dell'inflazione. I lavoratori italiani hanno registrato il maggior calo dei salari reali in Europa tra il 2021 e il 2023 (-6,4%).
  • La quota di lavoratori a basso reddito rimane elevata, in particolare tra donne, giovani e migranti extra-UE. I fattori includono la durata ridotta dei contratti e la riduzione delle ore lavorate.
  • I livelli di istruzione sono migliorati, ma l'Italia resta indietro rispetto ad altri Paesi UE per il conseguimento di titoli di studio terziari, in particolare nelle discipline STEM. Oltre il 34% dei laureati è impiegato in posizioni che non corrispondono alle loro qualifiche (mismatch).
  • La partecipazione alla formazione rimane tra le più basse d'Europa, con solo il 18,7% dei disoccupati che vi partecipano.
  • Il rischio di povertà lavorativa è più alto in Italia rispetto alla maggior parte dei Paesi UE, interessando l’11,5% dei lavoratori nel 2022, in particolare quelli part-time, a tempo determinato e i migranti extra-UE.

Secondo il rapporto Giovani 2024: il bilancio di una generazione di Eures (Ricerche Economiche e Sociali) il tasso di occupazione dei giovani (15-34 anni), oggetto della presente analisi, nel 2023 si attesta al 45% (con uno scarto di 16,5 punti percentuali sul valore complessivo dell’occupazione). Scomponendo ulteriormente i dati, si rileva chiaramente come il risultato aggregato degli under35enni risulti negativamente condizionato dalla sua componente più giovane (cioè dalla fascia “15-24 anni”), il cui tasso di occupazione si attesta al 20,4%, laddove nella fascia “25-34 anni” raggiunge il 68,1%, superando di 6,6 punti percentuali il valore dell’indice dell’intera popolazione.

Tabella 1

I dati 2023 di fonte Eurostat evidenziano infatti come l’Italia si collochi all’ultimo posto tra i principali Paesi europei relativamente al tasso di occupazione giovanile (15- 29 anni), con un indice pari al 34,7% contro il 49,7% della media UE, risultando il valore italiano inferiore anche a quello della Grecia (35%); più in particolare, a tale riguardo, in linea con quanto precedentemente affermato, si segnala come il nostro Paese presenti un indice più alto di quello greco per la componente maschile (39,7% contro 38,4%), ed una situazione inversa in riferimento all’indice femminile (29,3% contro 31,4%).

La disaggregazione per genere conferma, inoltre, come la forte distanza dell’Italia dal quadro europeo assuma dimensioni ancora maggiori per la componente femminile, dove il tasso di occupazione giovanile (15-29 anni) si attesta al 29,3%, a fronte del 39,7% per quella maschile.

Tabella 2

Nel 2023 l’indice di occupazione femminile si attesta al 38,6% per la classe di età 15-34 laddove il corrispondente indice maschile raggiunge il 51%.

A livello territoriale, i dati confermano lo svantaggio strutturale delle regioni del Sud rispetto a quelle del Centro e soprattutto del Nord. Nel 2023 il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) nelle regioni del Sud si attesta al 33,1%, con uno scarto di 14,2 punti percentuali rispetto ai valori del Centro (dove si attesta sul 47,3%) e di oltre venti punti percentuali rispetto alle regioni del Nord, dove raggiunge il 53,4%.

Tabella 3

Infine, secondo l’Istat, nel 2023, la quota di giovani che non lavorano e non studiano (i cosiddetti NEET) sulla popolazione di età tra i 15 e i 29 anni è stimata al 16,1% ed è più elevata tra le femmine (17,8%), che tra i maschi (14,4%).

Concetti principali

La Costituzione italiana, attraverso diversi articoli, definisce il ruolo dello Stato in materia di lavoro e ne sancisce i principi fondamentali.

Secondo l’art. 1 della Costituzione “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

L’art. 4 della Costituzione sancisce che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Secondo l’art. 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero”.

Secondo l’art.36 “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.

All’art 37 la Costituzione sancisce che: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione”.

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