6.1 Contesto generale
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- Principali tendenze della partecipazione dei giovani all’istruzione e alla formazione
- L’organizzazione del sistema d’istruzione e formazione
- Concetti principali
Principali tendenze della partecipazione dei giovani all’istruzione e alla formazione
Nell'anno scolastico 2023-2024, le scuole pubbliche italiane hanno accolto 7.194.400 studenti. Tra questi, 311.201 erano studenti con disabilità, un numero che ha mostrato un costante aumento negli ultimi anni (Focus 2023-24 Ministero dell'Istruzione). Il totale degli studenti stranieri ammontava a 869.336. Per quanto riguarda la distribuzione regionale degli studenti nei diversi tipi di corsi, la Lombardia ha il maggior numero di studenti iscritti agli istituti tecnici (141.806), l'Emilia-Romagna è al primo posto per le iscrizioni agli istituti professionali (72.318) e la Campania registra il maggior numero di studenti frequentanti i licei (164.020).
Dati recenti dell’ISTAT (2023) forniscono importanti approfondimenti sul panorama dell’istruzione e della formazione in Italia. I principali risultati includono:
- Abbandono scolastico precoce: la percentuale di giovani che abbandonano precocemente gli studi è in diminuzione. Nel 2023, il 10,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha lasciato la scuola prematuramente, avvicinandosi all'obiettivo europeo del 9%. Questo miglioramento è particolarmente evidente nelle regioni del Nord-Ovest e del Centro ed è più significativo tra le ragazze. Infatti, il tasso di abbandono rimane più elevato tra i maschi (13,1%) rispetto alle femmine (7,6%), con la Sardegna che registra tassi particolarmente alti tra i maschi (23,4%).
- NEET (giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione): la quota di NEET è diminuita. Nel 2023, il 16,1% dei giovani tra i 15 e i 29 anni era NEET, in calo rispetto al 19% del 2022.
- Livello di istruzione dei giovani: il livello di istruzione tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 29 anni è migliorato. Nel 2023, oltre il 35% aveva completato l’istruzione terziaria, riflettendo gli sforzi per migliorare l’accesso all’istruzione superiore e alla formazione professionale.
- L'Italia affronta significative disuguaglianze territoriali relativamente ai risultati educativi, le regioni del Nord ottengono tendenzialmente risultati migliori rispetto a quelle del Sud. Queste disuguaglianze contribuiscono a un accesso diseguale all'istruzione e alla formazione tra i giovani.
L’organizzazione del sistema d’istruzione e formazione
Il sistema di istruzione e formazione è strutturato su più livelli: prescolastico, primario, secondario (inferiore e superiore), post-secondario e terziario.
- L'istruzione obbligatoria dura 10 anni, dai 6 ai 16, e comprende 5 anni di scuola elementare, 3 anni di scuola secondaria inferiore e i primi 2 anni di scuola secondaria superiore. Questi ultimi due anni possono essere completati in una scuola secondaria superiore statale o attraverso il sistema regionale di istruzione e formazione professionale (IeFP).
- Le autorità locali organizzano l'offerta educativa a livello locale (ad es. manutenzione dei locali, fusione o creazione di scuole, trasporto degli alunni) dall'Educazione e cura della prima infanzia all’istruzione secondaria superiore. L'istruzione terziaria comprende i percorsi offerti dalle università, dall'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e dagli Istituti Tecnici Superiori (ITS).
- Inoltre, a questi si aggiungono corsi di formazione all'interno degli Istituti Penitenziari e nei Servizi Minorili della Giustizia, sia per adulti che per minori, nell'ambito di uno specifico programma nazionale.
L’Art. 33 della Costituzione italiana afferma: “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.”
L’ Art. 34 della Costituzione italiana afferma: “La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
Inoltre, secondo lo stesso articolo, gli enti e le persone private hanno il diritto di istituire scuole e istituti d'istruzione, senza alcun costo per lo Stato. Le scuole indipendenti che ottengono la parità con le scuole statali sono chiamate scuole paritarie.
In Italia, nell'ultimo decennio, la convalida dell'apprendimento non formale e informale ha guadagnato sempre più attenzione, culminando nel 2021 con l'adozione delle Linee guida nazionali per il sistema nazionale di certificazione della competenza.
La necessità di politiche nazionali di convalida in Italia è diventata evidente con la legge 92/2012 che ha previsto la creazione di un sistema nazionale per la certificazione e la convalida dell'apprendimento non formale e informale, gettando le basi della strategia italiana di apprendimento permanente.
In seguito, il Decreto Legislativo 13/2013 ha delineato la struttura del sistema nazionale, definendo regole generali, standard minimi di servizio e livelli essenziali di prestazione per l'identificazione, convalida e certificazione delle competenze acquisite al di fuori dell'istruzione formale.
Nonostante questi importanti sviluppi, la situazione attuale non è ancora caratterizzata da un approccio unificato e coerente. Sebbene il sistema sia stato formalmente adottato dai principali attori nazionali e regionali, l'attuazione rimane frammentata a causa della natura decentrata del sistema di governance italiano.
Per maggiori informazioni, si prega di fare riferimento a Eurydice 2.1 and 8.5.
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