Mi ti affido abbi cura di me

Ginevra Castelli, 8 SET 2026

Il 9 settembre 2025 è iniziato il mio percorso nel Servizio Civile Universale con il progetto “Mi ti affido, abbi cura di me”, dedicato alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere. Quando ho iniziato probabilmente non sapevo fino in fondo cosa mi avrebbe lasciato questa esperienza. All’inizio era un nuovo impegno, qualcosa di diverso dalla mia quotidianità. Con il passare dei mesi, però, ho capito che dietro quelle ore di servizio c’era qualcosa di molto più importante: la possibilità di contribuire, anche nel mio piccolo, a diffondere una cultura fondata sul rispetto. Durante quest’anno ho partecipato a diverse attività di sensibilizzazione e prevenzione. Una parte importante del nostro lavoro è stata rivolta soprattutto ai giovani e alle scuole. Abbiamo contattato diversi istituti, organizzato incontri e seminari e parlato di violenza di genere, rispetto, relazioni e dell’importanza di riconoscere quei comportamenti che, anche quando sembrano innocui, possono trasformarsi in controllo, possesso o violenza. Entrare nelle scuole è stata sicuramente una delle esperienze più significative. Trovarsi davanti a ragazzi e ragazze e affrontare argomenti così delicati fa capire quanto sia importante parlarne prima che sia troppo tardi. Prevenire significa anche questo: dare alle nuove generazioni gli strumenti per comprendere che amare qualcuno non significa controllarlo, limitarlo o possederlo. Un momento particolarmente importante è stato il lavoro svolto in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Abbiamo contribuito alla preparazione delle attività e del materiale di sensibilizzazione, cercando di trasmettere un messaggio che andasse oltre una singola giornata: il rispetto deve essere presente ogni giorno dell’anno. Durante il servizio ho avuto modo di conoscere anche la realtà dello sportello di ascolto, comprendendo quanto possa essere importante per una persona sapere che esiste un luogo nel quale può essere ascoltata senza essere giudicata. A volte chiedere aiuto può sembrare un gesto semplice visto dall’esterno, ma per chi vive una situazione difficile può rappresentare uno dei passi più complicati. Quest’esperienza mi ha fatto capire anche che la violenza non comincia necessariamente con un gesto fisico. Può iniziare con parole, umiliazioni, gelosia esasperata, controllo, isolamento e limitazione della libertà dell’altra persona. Per questo la prevenzione e l’informazione hanno un valore enorme. Naturalmente, come ogni percorso durato un anno, non sono mancati momenti più semplici e altri più complicati. Ci sono state giornate intense, attività organizzative, documenti, contatti con le scuole e tante ore trascorse insieme alle persone che hanno condiviso con me questo cammino. Anche le difficoltà hanno fatto parte dell’esperienza e mi hanno insegnato ad adattarmi, ad avere pazienza e ad assumermi delle responsabilità. Oggi, 8 settembre 2026, questo percorso arriva alla sua conclusione. Se penso al 9 settembre 2025 e guardo indietro, non vedo soltanto le ore che ho svolto o le attività a cui ho partecipato. Vedo un anno della mia vita. Un anno fatto di persone incontrate, esperienze, responsabilità e soprattutto di un tema che mi ha fatto riflettere molto sul significato delle relazioni umane. Il nome del progetto, “Mi ti affido, abbi cura di me”, alla fine racchiude forse il significato più profondo di tutto ciò che abbiamo cercato di trasmettere. Quando qualcuno si affida a noi, quando decide di condividere una parte della propria vita, dovremmo averne cura. E avere cura di qualcuno significa rispettarne la libertà, ascoltarlo, sostenerlo e riconoscerlo come persona. Non significa possederlo. Il Servizio Civile per me finisce qui, ma quello che ho imparato durante quest’anno rimane. Sono entrato il 9 settembre 2025 senza sapere esattamente cosa mi avrebbe lasciato questa esperienza. Ne esco l’8 settembre 2026 con una consapevolezza in più: anche una parola, un incontro o un messaggio possono contribuire a cambiare il modo in cui una persona guarda alla violenza e al rispetto. E se anche soltanto uno dei ragazzi incontrati durante questo percorso, un giorno, ricorderà qualcosa di ciò che abbiamo cercato di trasmettere e sceglierà il rispetto al posto della violenza, allora una parte del nostro lavoro avrà raggiunto il suo scopo. Mi ti affido, abbi cura di me. Non dovrebbe essere soltanto il nome di un progetto. Dovrebbe essere il modo in cui impariamo ad avere cura gli uni degli altri.