Bussole per il domani
Marianna Bilzi, 15 SET 2026
Carissimi giovani, prima di tutto, grazie a chi leggerà questa mia riflessione sul Servizio Civile. A chi è interessato al Servizio Civile consiglio vivamente di fare questa esperienza, perché ti aiuta tanto ad aprire il cuore al prossimo e alle persone che incontri ogni giorno della tua vita. Io ho svolto il Servizio Civile alla Caritas Parmense di Parma e fin da subito mi è piaciuto. Mi sono sentita davanti a persone che avevano bisogno di tante cose, un po' come un bambino che ha bisogno di nutrirsi, bere, vestirsi e sentirsi accolto. Ero al centro d'ascolto e mi occupavo del centralino, dell'accoglienza, della sistemazione dei vestiti e della loro distribuzione. Ho partecipato anche alla raccolta alimentare e scolastica. Ho imparato tanto. Ho sentito la forza di Gesù che cammina con me ogni giorno. Con i colleghi si è creato un bel clima, fatto anche di amicizia. Spero di aver trasmesso tanta energia, vitalità e altruismo, mettendo a disposizione anche la mia capacità di parlare bene in lingua straniera. Quando sono con una persona, cerco sempre di vedere il volto di Gesù che mi guida. Questo vale sia con le persone più povere e fragili sia con i colleghi, anche se commetto degli sbagli ed errori. Ho aiutato, ascoltato e consolato. Ho capito che il Servizio Civile non significa soltanto svolgere delle attività, ma soprattutto stare accanto alle persone. Anche le formazioni sono state importanti per me. L'esperienza di tutoraggio, inoltre, mi ha permesso di aprirmi ai ragazzi e alle ragazze del Servizio Civile e di condividere con loro la mia esperienza. Dopo il Servizio Civile pensavo che fosse un punto a capo e mi chiedevo: «Che farò? Boh?» Invece, per me è stata una ripartenza. A settembre 2025, all'età di 22 anni, ho iniziato l'università, grazie anche alla fede in Dio, alle tante persone che mi hanno consigliata, incoraggiata e sostenuta: colleghi, amici, la mia madre spirituale e anche i bambini che ho incontrato alla Caritas. Dentro di me ho sentito una spinta notevole e una grande gioia nel testimoniare la fede alle persone che incontravo. Gli ultimi quattro mesi sono volati. Sono stati molto intensi. Come tutte le esperienze belle, sono stati emozionanti, ma anche impegnativi. Ci sono stati momenti di incertezza, ma oggi mi ripeto che è trascorso un anno e che non è stato un addio. Anzi, è stato un GRAZIE. Quando ho terminato il Servizio Civile, ho portato con me una frase che mi guida ancora oggi, anche mentre frequento l'università e svolgo tante attività: «Non c'è rosa senza spina». Ho continuato a lavorare e ancora oggi aiuto una ragazzina nei compiti. In parrocchia faccio volontariato e mi sono trovata a fare tante cose durante la giornata. Ero molto presa, a volte stanca, ma anche attiva e determinata a portare avanti i tanti progetti nei quali ero coinvolta. Il 2025 è stato un anno molto ricco. È stato anche l'anno del Giubileo. La sede della Caritas era vicinissima al centro e al Duomo di Parma. Ogni giorno passavo da lì, entravo nella Porta Santa, pregavo e chiedevo a Gesù un consiglio per quello che avrei fatto dopo il Servizio Civile. Ho ricevuto numerose grazie durante il Giubileo. Una in particolare è stata l'inizio dell'università, dopo tre anni di lavoro successivi alla maturità. E poi, il 21 febbraio 2025, ho tolto l'apparecchio fisso ai denti dopo cinque anni! Anche questo per me è stato un traguardo importante. I miei colleghi della Caritas hanno voluto far festa con me, per il mio sorriso e obbiettivo. Ricordo che, grazie alla mia forza e all'affetto che cercavo di trasmettere, ho avuto tante persone che mi hanno voluto bene: i volontari, la direttrice, i collaboratori, gli operatori e anche le persone povere che incontravo. Queste ultime spesso mi chiedevano tante cose. Io ero timida, ma poi sono riuscita ad aprirmi a loro, senza avere paura di sbagliare, facendo domande e cercando di capire le loro necessità. Ero felice, perché quelle persone hanno arricchito la mia vita di tante emozioni. Nello stesso anno ho potuto conoscere persone che sento come se fossero Gesù che bussa alla porta e ti abbraccia. Anche il Natale, per me, significava lasciare spazio a queste persone povere in difficoltà e non pensare soltanto a prendermi una vacanza. Ricordo la vigilia di Natale: avevo preparato il Presepe e sentivo ancora di più l'importanza di lasciare spazio agli altri. Ho imparato che gli ostacoli non sono una cosa negativa, ma sono il terreno nel quale puoi misurare la tua capacità di rinnovarti. Il Servizio Civile è una vera e propria scuola di vita, perché è qualcosa che costruisci insieme agli altri e anche grazie all'esperienza di una persona che ha bisogno di qualcuno che le stia al fianco. Non ci si salva mai da soli. Io l'ho sperimentato nella mia vita. Ho sempre avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse, mi consigliasse e mi incoraggiasse ancora adesso. Per questo oggi sento che anch'io posso essere quella persona che sta accanto a qualcun altro. Concludo ringraziando di cuore tutti gli operatori del mio ente e tutte le persone che ho incontrato durante questa esperienza. Invito tutti i giovani che hanno qualche dubbio, qualche incertezza sulla vita o non sanno ancora quale strada prendere a provare a fare il Servizio Civile. Non abbiate paura di mettervi in gioco. Non abbiate paura di sbagliare. Non smettete mai di amare. Non mollate. Amate sempre con gioia. La frase che vi lascio è quella del Piccolo Principe: «L'essenziale è invisibile agli occhi». Per me questa frase significa che ciò che davvero conta non sempre si vede. Lo si scopre negli incontri, nei gesti, nell'ascolto, nell'aiuto e nell'amore che riceviamo e doniamo agli altri. Il Servizio Civile per me non è stato un punto a capo. È stata una ripartenza. Grazie a tutti e a tutte. Marianna