Intervista a Rosaria Giannella sull’innovazione nelle politiche giovanili

La dott.ssa Rosaria Giannella, Coordinatrice dell’Ufficio per le Politiche Giovanili risponde alle domande della Redazione


Non è un paese per i giovani” è una affermazione che sentiamo spesso in dibattiti, interviste e articoli. Cosa si può fare per invertire questa situazione? 

In effetti è innegabile che l’Italia spesso non appaia un Paese per giovani: da un lato, il numero dei giovani decresce a causa del tasso costantemente basso di natalità e, dall’altro, si registra un numero altissimo di NEET (Not in Education, Employment or Training) che rappresenta un vero e proprio spreco di capitale umano. È un problema prima di tutto culturale, ma credo che si possa invertire la rotta partendo da cose concrete, come coinvolgere di più le nuove generazioni nella definizione delle politiche a loro rivolte. È fondamentale creare nuove opportunità per i giovani, ma è anche molto importante far conoscere loro tutte le opportunità che il sistema-paese e l’Unione Europea offrono, ma che sono troppo spesso poco conosciute o sottovalutate. È uno degli obiettivi che ci siamo posti nel corso del 2022, Anno Europeo dei giovani con un approccio innovativo delle politiche giovanili. 

Partiamo dagli esempi: ci può illustrare il nuovo progetto “Mi-creo” che sarà sviluppato insieme a Invitalia per avvicinare concretamente i giovani al mondo dell’impresa? 

Dalle esperienze che stiamo facendo “sul campo”, andando ad ascoltare la voce di tanti giovani, è emerso che le nuove generazioni lamentano soprattutto lo scarso collegamento tra il mondo della scuola e dell’università e quello del lavoro.

Il progetto, che prevede la creazione in via sperimentale di sette hub territoriali pilota è finalizzato proprio a potenziare questo collegamento, fornendo supporto e orientamento ai giovani per l’inserimento nel mondo produttivo, secondo una logica di crescita, rafforzamento e sviluppo delle proprie capacità e dei propri talenti. Gli hub saranno un luogo fisico e virtuale di aggregazione giovanile, che farà da cerniera e raccordo con le esigenze di sviluppo espresse dal territorio e dalle imprese. Si tratta di creare ponti – in questo senso gli hub avranno una funzione di ‘building bridge’- fra segmenti spesso scollegati quali quello dell’istruzione, della formazione professionale, dell’impresa, appartenenti a diversi livelli di governo, centrale e locale.

Nell’ambito del progetto, verranno inoltre finanziati centinaia di stage all’estero riservati a ragazze e ragazzi che vorranno formarsi presso filiali estere di aziende italiane: un’esperienza che ci auguriamo permetterà ai giovani beneficiari di ricevere una formazione preziosissima per l’accesso al mercato del lavoro.

Sostenere i giovani nel processo di emancipazione è l’obiettivo del progetto “Spazi civici di comunità”, targato Anno europeo. Come si svilupperà e a chi sarà rivolto? 

Con l’avvento della pandemia, i giovani hanno visto fortemente ridotte le occasioni di socialità e gli spazi di condivisione. Si è avuto un impatto senza precedenti sulla salute, sull'istruzione, sull'occupazione e sull'inclusione sociale delle nostre ragazze e ragazzi.

Per questo, soprattutto nell’Anno Europeo, il nostro obiettivo è stato quello di sostenere i giovani nel riprendere il percorso verso il loro futuro e la loro emancipazione, economica, lavorativa e sociale, uscendo dall’isolamento cui sono stati costretti e riappropriandosi degli spazi di socialità. Con il progetto “Spazi civici di comunità”, il Dipartimento, in collaborazione con Sport e Salute, promuove il finanziamento e il sostegno a progetti proposti da Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche, in partnership con altri attori del territorio, per la realizzazione di  ‘Play District’ in cui svolgere attività di aggregazione rivolte ai giovani dai 14 ai 34 anni. 

Le proposte progettuali dovranno prevedere attività che siano per i giovani occasioni di aggregazione, integrazione e inclusione, per dare loro nuove opportunità di crescita personale e professionale, incentivando non solo le attività fisiche, ma anche quelle creative, artistiche e culturali. Verrà data particolare attenzione alle categorie maggiormente a rischio, quali i NEET e i ragazzi appartenenti a gruppi svantaggiati o provenienti da territori caratterizzati da forme di disagio diffuso. Quello che si vuole porre in essere, quindi, è un intervento finalizzato a supportare progetti innovativi, che prevedano la creazione e il rafforzamento di spazi civici di comunità, agevolando processi di crescita individuale e collettiva all’interno di una più ampia prospettiva di inclusione sociale. 

Il circuito di Carta Giovani Nazionale ha preso il via da pochi mesi e sta riscontrando un alto grado di gradimento tra i giovani. I giovani hanno una maggiore accessibilità a beni e servizi? 

Sì, la Carta Giovani Nazionale sta avendo un grandissimo successo. A soli tre mesi dal lancio avvenuto il 24 marzo proprio in occasione dell’evento di apertura dell’Anno europeo dei giovani, è stata scaricata sull’App IO da più di due milioni e centomila ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni. I giovani utilizzandola possono acquistare beni e fruire di servizi e opportunità, beneficiando di agevolazioni e percorsi dedicati da parte delle aziende pubbliche e private che sono partner del progetto e che propongono esperienze e vantaggi dedicati ai giovani in ogni ambito della vita quotidiana: casa, energia, viaggi, tempo libero, sport, cultura, stili di vita green, mobilità sostenibile, formazione, opportunità professionali in Italia e in Europa. Il successo di questa iniziativa dimostra che, quando il sistema-paese, attraverso una buona collaborazione tra pubblico e privato, riesce a parlare davvero ai ragazzi e a coinvolgerli nel modo concreto, a cui facevo riferimento prima, loro rispondono in un modo straordinario. L’intenzione è quella di ampliare sempre di più il numero di partner della Carta e di aumentare la quantità e qualità di beni, servizi e opportunità a disposizione delle giovani generazioni.

Regioni e Comuni al fianco del Dipartimento per interventi su più livelli a favore dei giovani. Come sta andando il lavoro di confronto con le autonomie territoriali? 

Il lavoro di confronto tra i diversi livelli di governo è molto importante soprattutto in un contesto, quale quello delle politiche giovanili, dove la governance è necessariamente trasversale e multilivello. È importante che i giovani sentano vicine le istituzioni e che vengano coinvolti nella definizione delle politiche pubbliche locali, regionali e nazionali, affinché sviluppino sempre più il senso di appartenenza alla comunità e una cittadinanza attiva e consapevole. Il Dipartimento sta quindi lavorando per coordinare sempre più gli sforzi, cercando di ricoprire al meglio il proprio ruolo di “cabina di regia”. E’ quanto sta avvenendo con la gestione del Fondo per le politiche giovanili che ogni anno è oggetto di un’intesa con il mondo delle autonomie territoriali.

Come è stata la risposta degli enti territoriali e delle associazioni per l’Anno europeo dei giovani? 

Quello che stiamo cercando di fare, attraverso il coinvolgimento delle associazioni e degli enti territoriali, è rendere questo 2022 un anno davvero ‘dei giovani’, inteso come anno in cui le nuove generazioni vengono aiutate a ripartire dopo la pandemia, attraverso la creazione di spazi civici in cui crescere e socializzare, la promozione di nuove opportunità e la valorizzazione di quelle già esistenti ma poco conosciute. Ma soprattutto puntiamo al coinvolgimento in prima persona di ragazze e ragazzi, partendo dai territori. Tutte le nostre iniziative partono sempre dall’ascolto diretto delle nuove generazioni. Nel bando appena pubblicato ‘Giovani in biblioteca’ cerchiamo di rivitalizzare le biblioteche, anche quelle comunali, trasformandole in luoghi di aggregazione giovanile, con il protagonismo diretto dei giovani e delle organizzazioni giovanili che sono una miniera di energia e risorse sul territorio.