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5.6 Sostegno alle organizzazioni giovanili

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Quadro giuridico/politico per il funzionamento e lo sviluppo delle organizzazioni giovanili

Le norme che disciplinano criteri e funzionamento delle organizzazioni giovanili sono rinvenibili nella Costituzione, articoli 3 e 18, nel Codice Civile, nonché nella recente normativa sul Terzo settore di cui al D.Lgs. 117/17. In via sussidiaria ci si può riferire anche ai criteri presenti nelle leggi regionali in materia di politiche giovanili (Cfr. 5.3) e nei bandi nazionali emanati dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e Servizio civile universale (DPGSCU).

A livello generale si evidenzia che, come per la strategia, anche sul funzionamento e lo sviluppo delle organizzazioni giovanili, l’Intesa che ogni anno viene sottoscritta tra Stato, Regioni e sistema delle autonomie locali rappresenta una forma di dialogo istituzionale tra Governo e autonomie territoriali, nel quale sono definite le risorse finanziarie, gli obiettivi e le priorità per gli interventi a sostegno delle organizzazioni giovanili. Il decreto ministeriale di riparto, che annualmente viene emanato dall’autorità politica delegata in materia di politiche giovanili, rappresenta un atto finale della programmazione e destinazione del Fondo per le Politiche Giovanili, che ha come premessa l’Intesa, la cui destinazione interessa in misura prevalente le organizzazioni giovanili, o in via diretta, o mediatamente, attraverso gli interventi degli enti territoriali.

Nell’anno 2019, ad esempio, è stato emanato il Bando “Fermenti”, misura promossa dal Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale, con l’utilizzo delle risorse del Fondo che il citato decreto di riparto vi ha destinato (Cfr. 1.7). Il budget complessivo è di circa euro € 19 milioni. Tale misura riconosce il ruolo dei giovani quali attori determinanti nell’attivazione di processi orientati al cambiamento e incentiva le sinergie come leva della coesione e dello sviluppo sociale (Cfr. 4.4). All’interno del Bando i soggetti che potevano presentare progetti e ricevere i finanziamenti vengono così indentificati:

  1. “Gruppi informali”, ovvero gruppi con un minimo di tre ed un massimo di cinque soggetti di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni;
  2. “Associazioni temporanee di scopo” (ATS) tra soggetti che, sulla base della normativa vigente, sono qualificati enti del Terzo settore, costituite da un massimo di tre enti, con organo direttivo costituito per la maggioranza da giovani tra i diciotto e i trentacinque anni.

Nell’ambito dell’obiettivo comunitario di ridurre la distanza tra giovani ed istituzioni europee, di armonizzare le politiche dei Paesi membri in materia di gioventù e di coinvolgere direttamente i giovani nelle decisioni che li toccano da vicino, il programma Erasmus+ favorisce con l’Azione Chiave 3 - “Sostegno alle riforme delle politiche” – l’incontro tra i giovani e i responsabili delle politiche per la gioventù. È possibile presentare per un’associazione, un ente locale o un gruppo informale di giovani un progetto di dialogo tra i giovani e i decisori politici all’ Agenzia Nazionale per i Giovani.

Supporto finanziario pubblico

Secondo quanto sancito dalla Conferenza unificata del 29 gennaio  2020, CU 12/2020, la quota del Fondo per il 2020 destinata alle Regioni e al sistema delle autonomie locali, pari al 51% del totale dei circa 36 ml di euro del Fondo per le politiche giovanili (Cfr. 1.7), è stata finalizzata a cofinanziare interventi territoriali in materia di politiche giovanili, volti a promuovere (come meglio dettagliato in precedenza):

  • inclusione sociale;
  • partecipazione dei giovani alla vita sociale e politica dei territori;
  • supporto all’autonomia e promozione della partecipazione dei giovani ad attività culturali e sportive;
  • educazione non formale;
  • prevenzione e misure contro le nuove dipendenze.

Le Regioni e le autonomie locali, secondo l’Intesa, inviano al Dipartimento per le Politiche Giovanili e Servizio civile universale le proposte progettuali, relative agli interventi che si intendono realizzare, ai fini della sottoscrizione dell’Accordo di collaborazione.

Iniziative per aumentare la diversità dei partecipanti

Il programma di volontariato giovanile nazionale (Servizio civile universale Cfr. 2.4) è aperto a cittadini dei paesi dell’UE e ai cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia. Con la riforma del 2017 (DL.gs 40/2017) ha introdotto misure che favoriscono la partecipazione al programma dei giovani con minori opportunità (giovani disabili, con bassa scolarizzazione e con difficoltà economiche). Inoltre, il Servizio civile universale utilizza fondi europei per promuovere l’inclusione dei NEET e di giovani cittadini di paesi terzi titolari di protezione internazionale.