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10. Youth work

In Italia non esiste ancora un inquadramento legislativo dello youth work come forma specifica di lavoro volontario o professionale rivolto all’età giovanile. Tuttavia, un insieme diversificato di pratiche socioeducative portate avanti prevalentemente a livello locale dal Terzo Settore si possono far ricadere nella categoria generale dello youth work per come definita a livello Europeo. A fronte del crescente interesse in Italia verso lo youth work inteso da una prospettiva Europea, una bozza di legge quadro per il riconoscimento dello youth work come settore e come professione è attualmente in corso di discussione a livello nazionale. In questa legge, il termine youth work è tradotto come “Animazione Socio-educativa per i Giovani (AISEG).

Le forme di youth work promosse e sostenute dallo Stato includono principalmente il lavoro socioeducativo nei centri giovanili (es. Centri di Aggregazione Giovanile, Centri polivalenti per minori con funzione di protezione sociale e prevenzione dei rischi, Spazi giovanili realizzati grazie a progetti di riuso di immobili e rigenerazione urbana), le esperienze educative nei campi e soggiorni di vacanza estivi per adolescenti, i servizi di orientamento e informazione curati dai centri Informagiovani, l’affiancamento allo studio (es. i gruppi educativi di sostegno), e l’accompagnamento educativo e formativo rivolto ai giovani impegnati in progetti di volontariato sostenuti dal Servizio Civile Universale (cfr. capitolo 2.4).

La competenza in materia di youth work è attribuita principalmente alle Regioni e Provincie Autonome nel quadro delle rispettive leggi e misure di politica giovanile. Tuttavia, una serie di interventi dell’autorità centrale hanno inciso nel tempo sullo sviluppo di pratiche e progetti di youth work nei territori, tra i quali:

  • il coordinamento nazionale dei programmi regionali sostenuti dal Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili (art. 19, 248/2006);
  • le politiche sociali ed educative nell’area adolescenza ( 285/1997 ‘Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza’);
  • gli interventi rivolti ai minori a rischio ( 328/2000 ‘Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali’, art. 22, c.2, lett. c);
  • il Servizio Civile Universale ( lgs. 40/2017),
  • il riconoscimento della funzione socio-educativa degli oratori e degli spazi educativi gestiti da istituzioni religiose ( 206/2003 ‘Disposizioni per il riconoscimento della funzione sociale svolta dagli oratori e dagli enti che svolgono attività similari e per la valorizzazione del loro ruolo’);
  • una serie di bandi nazionali che hanno fatto leva anche sul lavoro degli animatori socioeducativi a livello locale (es. ‘Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici’, ‘Giovani per il sociale’, ‘Beni confiscati alla mafia’, ‘Giovani ri-generazioni creative’, ecc.).

A partire dagli anni ’80, i programmi per la gioventù dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa hanno contribuito a far crescere anche in Italia una nuova generazione di youth workers impegnati nel lavoro socioeducativo con adolescenti e giovani da una prospettiva Europea, in particolare nei progetti di mobilità giovanile, il volontariato internazionale, il dialogo strutturato con le autorità pubbliche, il supporto all’iniziativa e progettualità giovanile, la mobilità transnazionale degli youth workers,  i progetti di partnership strategiche per il riconoscimento dello youth work, gli eventi formativi sulle competenze di youth work. Ultima ma non meno importante, l’attiva partecipazione nella terza Convention sullo Youth Work organizzata dalla Presidenza tedesca dell’UE e del Consiglio d’Europa.

Negli ultimi anni sono nate le prime reti informali e associative tra operatori che si riconoscono come ‘youth worker’ da una prospettiva Europea (ad es., la rete Youth Worker Italia e l’associazione NINFEA - National Informal and Non-Formal Education Association).

Alcune Regioni (Campania, Piemonte e Puglia) hanno recentemente riconosciuto a livello legislativo il bisogno di avviare azioni specifiche di formazione degli youth worker. L’utilizzo della parola ‘youth worker’ nel testo in Italiano di queste leggi regionali denota un interesse specifico a cominciare a inquadrare questa figura nella cornice di policy costruita fino ad oggi a livello Europeo.

Tra le prime iniziative formative nel campo dello youth work si possono menzionare il percorso ‘Youth worker di nuova generazione’ realizzato dalla Regione Toscana (GiovaniSì) e il master ‘Youth Worker. Esperto in attività educative e di animazione con i giovani’ promosso dall’Agenzia Nazionale Giovani (ANG) e offerto dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, insieme a un numero crescente di seminari, convegni e tavoli di confronto sul tema dello youth work organizzati dall’ANG, il mondo associativo, gli enti locali e le università.

Questo processo in corso di confronto sul riconoscimento dello youth work da una prospettiva Europea è aperto anche alle organizzazioni che hanno ereditato tradizioni di lavoro socio-educativo già presenti prima dell’avvio in Italia di una politica pubblica nel settore giovanile.

Per numero di giovani coinvolti e diffusione territoriale, tali tradizioni sono rappresentate principalmente dal lavoro educativo negli oratori Cattolici, l’associazionismo scout Cattolico (AGESCI) e non confessionale (Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani - CNGEI), e la rete di circoli ARCI con il loro coinvolgimento crescente nel lavoro educativo, sociale e culturale che coinvolge bambini, adolescenti e giovani.

Un lavoro di ricerca più sistematico e approfondito a livello territoriale e nazionale sarebbe auspicabile al fine di ricostruire una mappatura esaustiva e articolata del settore e degli attori dell’animazione socioeducativa giovanile, ad esempio, includendo altre organizzazioni meno note che continuano tutt’oggi a operare in continuità con iniziative di innovazione in campo educativo avviate nel secondo dopoguerra, ma anche il vasto settore dell’associazionismo sportivo dilettantistico per l’impatto educativo derivante dalla formazione e pratica sportiva